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Le città ideali del Rinascimento
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  Saverio Ciarcia

Le città ideali del Rinascimento

e.book: 978-88-6906-061-8


Prezzo: 12,00€





Le città ideali del Rinascimento.
Contributi per una lettura iconologico-architettonica delle tavole di Urbino, Baltimora e Berlino


Codice: 711-1
Anno Edizione: 2014
Pagine: 56 (edizione cartacea)

Per circa un secolo, a partire dai primi decenni del Quattrocento, un ridotto gruppo di case regnanti e di famiglie, nobiliari e non, tenacemente attaccate al potere e in continua lotta tra loro, trasformò l’Italia in un campo di scontri cruenti, complotti, alleanze, tradimenti e repentini cambi di schieramento, che nemmeno matrimoni più o meno interessati e imposti dalla ragion di stato riuscivano a moderare. Ma negli stessi anni, un numero ancor più esiguo di artisti, matematici, architetti e studiosi di vario genere, muovendosi incessantemente tra le varie città e le varie corti per venire incontro ai desideri degli illustri mecenati e protettori, dava vita alla fioritura di una nuova splendida cultura e civiltà: il Rinascimento.
Tra le corti più raffinate ed attente a promuovere le scienze e le arti, figurava quella di Federico da Mantefeltro a Urbino, crocevia fondamentale di artisti e correnti di pensiero. In questo particolare ambito e sullo sfondo più generale indicato vanno collocate le tavole con vedute di città ideali, rispettivamente conservate a Urbino, Baltimora e Berlino. L’analisi generale e di dettaglio di questi tre dipinti, forse originariamente utilizzati come testate di letti o come pannelli di rivestimento parietale, ha evidenziato rigorose impostazioni prospettiche, contenuti concettuali e simbolici analoghi e una comune atmosfera luministica delle scene rappresentate. Non mancano, però, e sono state puntualmente rilevate, differenze e variazioni sul tema. L’autore o gli autori delle tre tavole restano non precisamente identificabili, né questo era l’obiettivo della presente trattazione: ma risulta evidente una comune radice di metodo e di obiettivi più o meno dichiarati, un sicuro riferimento alla cultura trattatistica rinascimentale, rappresentata in particolare da Leon Battista Alberti, nonché alle teorie logico-matematiche e agli studi di prospettiva e geometria propugnati da Piero della Francesca e da Luca Pacioli.
La lettura, che si è tentato di sviluppare e che fa ovviamente riferimento anche a quanto era già stato messo a punto da numerosi studiosi, ha inteso approfondire gli aspetti compositivi e linguistici in chiave architettonica delle tre diverse scene urbane, punti di vista ideali sulla città e sulla cultura rinascimentale, che andava vigorosamente trasformando e riorganizzando il tessuto e il pensiero tardo-medievali

Saverio Ciarcia è nato a Grottaminarda (AV) nel 1950. Laureatosi in architettura a Napoli nel 1973, è stato borsista dal 1974 al 1976 e, successivamente, dal 1980, ricercatore confermato presso la stessa Facoltà. Dal 1993 al 2001 ha tenuto un corso di Allestimento e Museografia: attualmente insegna Progettazione Architettonica.
È autore di numerosi saggi su testi e riviste nazionali ed estere specializzate con particolare riguardo a letture metodologico-linguistiche di architetture storiche e contemporanee.
La sua attività professionale è stata prevalentemente svolta al servizio di enti ed istituzioni pubbliche, per i quali ha svolto numerose ed importanti consulenze progettuali.
Negli ultimi anni si è particolarmente dedicato al recupero ambientale di centri storici e di singoli edifici monumentali e alla progettazione architettonica con particolare riferimento agli aspetti illuminotecnici: dall’illuminazione di spazi interni ed esterni, facciate, giardini e parchi, fino al disegno esecutivo di sostegni per gli apparecchi e alla predisposizione di vere e proprie “scenografie di luce”.
Oltre ai vari saggi contenuti in Treni (1992) ed in Divieti - Riflessioni su cosa non fare in Architettura (1994), tra le sue principali pubblicazioni ricordiamo: Allestimento Museale - questioni di dettaglio (1998), dedicato alle problematiche inerenti le strategie espositive ed esecutive degli allestimenti museali, e Ignazio Gardella – Il padiglione di arte contemporanea di Milano (2002), omaggio ad uno dei maestri dell’architettura italiana del ‘900, attraverso l’analisi di una delle sue opere più emblematiche e celebrate nel campo dell’architettura museale. Nel 2012 ha infine pubblicato, sempre su Ignazio Gardella, un libro monografico dal titolo L’architettura di Ignazio Gardella – Il Pensiero e le opere.