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Fabio Luca Cavazza
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  Francesco Bello

Fabio Luca Cavazza

e-book: 978-88-7431-823-0


Prezzo: 20,00€





Fabio Luca Cavazza, la Nuova Frontiera e l'apertura a sinistra
Il mulino nelle relazioni politico-culturali tra Italia e Stati Uniti (1955-1963)

Codice: 823-0
Anno edizione: 2016
Pagine: 312 (edizione cartacea)

Uno degli aspetti ancora da approfondire nell’ambito della ricerca storica relativa agli anni del centrosinistra italiano, che può essere considerato un caso di studio di quella che è stata definita la guerra fredda culturale, è il ruolo svolto da Fabio Luca Cavazza nel convincere i vertici dell’amministrazione Kennedy a rimuovere il veto degli Stati Uniti sull’apertura a sinistra. Cavazza – tra i fondatori della rivista «il Mulino» (1951) e dell’omonima casa editrice (1954) – con l’avvio della guerra fredda riuscì a costruire un forte legame con le élite intellettuali statunitensi, impegnate, sul piano ideologico-propagandistico, nella crescente contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Attraverso l’USIS (United States of Information Service), che nella metà degli anni ‘50 finanziò al Mulino un ciclo triennale di pubblicazioni di testi di sociologia, l’editrice bolognese riuscì ad entrare in relazione con il mondo culturale e accademico americano. Nello stesso tempo, il Mulino diventò agli occhi degli americani qualcosa di più di una semplice casa editrice interessata a tradurre opere americane. La rivista iniziò ad essere utilizzata dal Dipartimento di Stato come una fonte per le analisi che venivano periodicamente prodotte sul nostro Paese, poiché a Washington il gruppo degli intellettuali del Mulino venne considerato un importante laboratorio politico-culturale in grado di produrre ricerche di grande interesse sugli avvenimenti che stavano trasformando la società e il quadro politico italiano, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ‘60. Nel giro di pochi anni, quindi, i contatti si allargarono anche alla sfera politico-diplomatica. Cavazza ebbe l’opportunità di confrontarsi con importanti esponenti della non communist left, come Arthur Schlesinger Jr., che assumeranno prestigiosi incarichi nell’amministrazione Kennedy. Con la ricostruzione dell’attività di Cavazza, come operatore culturale e mediatore politico tra Italia e Stati Uniti, risulta possibile chiarire meglio le ragioni del coinvolgimento di influenti personalità della Nuova Frontiera e la loro funzione nel processo di formazione del centrosinistra. Particolarmente fruttuosa risulta, da questo punto di vista, l’analisi del rapporto epistolare e diretto che Cavazza intrattenne in quegli anni tanto con Schlesinger, tra i maggiori sostenitori alla Casa Bianca dell’apertura a sinistra, quanto con i leader dei due partiti italiani (Dc e Psi), protagonisti di nuovo corso politico dopo gli anni del centrismo. L’analista bolognese riuscì a far circolare relazioni, opinioni, informazioni a favore della formazione del centrosinistra all’interno del mondo culturale e politico americano, al fine di influenzare la diplomazia statunitense, che aveva assunto nel corso degli anni ’50, sotto la presidenza Eisenhower, una posizione decisamente contraria all’ingresso dei socialisti nel governo italiano. Nel primo capitolo – «Il Mulino», l’Italia e la guerra fredda culturale – è stata messa in luce l’attività promossa dal gruppo del Mulino negli anni ’50 del ‘900 per favorire in Italia la formazione di una cultura politica al tempo stesso anticomunista e riformatrice, capace sia di sfidare la cultura marxista sul terreno delle politiche del progresso sociale, sia di smarcarsi dalle posizioni conservatrici praticate dal centrismo. Il capitolo – Lo sguardo verso la Nuova Frontiera – si focalizza sull’interessata attenzione degli intellettuali gravitanti attorno al centro culturale ed editoriale bolognese verso gli sviluppi della politica americana all’epoca dell’elezione alla presidenza degli Usa di John F. Kennedy. Infine, nel terzo capitolo – Cavazza, i kennediani e le sfide della «diplomazia personale – è stato ricostruito il processo di gestazione del centrosinistra in Italia nei primi anni ’60, analizzando nel dettaglio l’impegno di Cavazza e di Schlesinger nel sostenere la leadership di Nenni, sia cercando di convincere il Dipartimento di Stato e l’ambasciata americana a Roma che il Psi non avrebbe mutato l’orientamento della politica estera italiana a sostegno della NATO, sia concretamente, attraverso il sostegno finanziario offerto al partito di Nenni dai fratelli Reuther, massimi rappresentati del sindacato americano United Automobile Workers (UAW). Da un punto di vista metodologico questa ricerca intende dimostrare come in alcuni casi il livello diplomatico politico-istituzionale permetta solo una parziale lettura della complessa realtà dei rapporti tra Italia e Usa, che si articolava, invece, in diverse «diplomazie parallele» finalizzate verso un unico obiettivo: il contenimento e il ridimensionamento del comunismo. Molto spesso le dinamiche che concorrono a mutare la posizione di un’amministrazione americana verso un paese straniero possono essere influenzate anche da canali non esclusivamente diplomatici, che definiscono una sorta di «diplomazia personale». Per quanto riguarda il centrosinistra, infatti, figure apparentemente marginali di intellettuali al servizio di un progetto politico, come quella di Cavazza e degli altri esponenti del gruppo del Mulino, esercitarono un ruolo di non state actors nello sviluppo delle relazioni transatlantiche. Pur situandosi nel solco di una solida letteratura precedente, questo lavoro di ricerca ne arricchisce la linee interpretative, avvalendosi di molti materiali originali. Pertanto, la consultazione dell’archivio privato di Cavazza costituisce una nuova fonte da affiancare a quelle più tradizionalmente utilizzate, contribuendo, con una documentazione inedita, all’approfondimento di aspetti poco noti. Inquadrato in un contesto più ampio, questo contributo si propone di arricchire di nuovi elementi il dibattito sulla guerra fredda in Italia e in Europa, mettendo in discussione la teoria che considera gli intellettuali «vicini» al mondo americano una categoria sistematicamente coinvolta nelle operazioni culturali della CIA. Al contrario, la maggior parte di essi portarono avanti in piena autonomia, sulla base dell’anticomunismo intellettuale, i loro progetti culturali e politici, arrivando, a volte, a influenzare, come nel caso di Cavazza, personalità e istituzioni d’oltre oceano che animarono la guerra fredda culturale. Dal 1945 in poi, il dibattito sulla definizione delle linee guida della politica estera USA nei confronti dell’Italia coinvolse diversi «attori locali» come: riviste e case editrici, istituti di cultura, sindacati e leader politici anticomunisti, uomini dei media, organizzazioni non governative e la Chiesa cattolica. L’azione americana venne, quindi, modellata e modificata in relazione ai rapporti con questi soggetti e non semplicememente elaborata e direttamente emanata dalle alte sfere del governo americano. Questo prova che i rapporti transatlantici non si articolarono in maniera unilaterale, ma che l’Italia e gli Usa si condizionarono reciprocamente e mescolarono le loro strategie negli anni della lotta al comunismo.  

Francesco Bello ha da poco conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia della Società Europea presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università “Federico II” di Napoli. Ha pubblicato diversi saggi, in lingua italiana e straniera, sull’attività di Fabio Luca Cavazza e sulla diplomazia culturale messa in opera dell’amministrazione Kennedy. Ha partecipato, inoltre, a conferenze in Italia e all’estero vincendo un Rearch Grant del Roosevelt Studies Center e il Global Scholars and Diversity Grants della Society for Historians of American Foreign Relations.