Descrizione

Quando giunge la notizia che l’Italia è in guerra contro le tanto odiate plutocrazie occidentali, nelle scuole del regno l’evento è accolto con esaltanti manifestazioni di giubilo: l’anno scolastico 1940/41 è inaugurato con infiammati Eja-Eja-Alalà ed impetuosi discorsi di capi d’istituto che accendono gli animi di insegnanti e alunni. Tutti, ovviamente, in camicia nera… Ben presto, però, la realtà si fa pesante per la popolazione scolastica sulla quale si riflettono tutte le difficoltà della guerra: il razionamento dei generi di prima necessità che condiziona pesantemente la frequenza degli alunni, la morsa della povertà che attanaglia sempre più le famiglie, gli edifici scolastici requisiti dai militari, fino alle bombe che colpiscono le aule come le case, le navi, i treni e tutto il resto… Malgrado ciò, la certezza di “vittoria” resta, apparentemente, ben salda nei docenti e nei loro allievi: “Balilla” e “Piccole Italiane”. Almeno fino al dicembre del 1942 quando, dopo il primo, bestiale bombardamento americano, viene sospesa ogni attività didattica: un vero e proprio Si salvi chi può! Le scuole resteranno chiuse fino al febbraio 1944. Riapriranno in ambienti disastrati, tra fame, sporcizia, infezioni e, soprattutto, miseria, una condizione che alimenta drammaticamente il degrado morale e materiale di gran parte della popolazione. E, tragica ironia della sorte, si tornerà a scuola sotto il controllo degli ex nemici fino ad allora detestati ed odiati, verso i quali, ora, un tanto compiaciuto quanto camaleontico consenso comincerà ad emergere dalle righe dei nuovi registri…
I registri, infatti, i documenti in cui, giorno per giorno, veniva annotato ogni avvenimento ed ai quali, fino ad ora, mai si era attinto, sono la fonte di questo libro. Gli accadimenti che si collocano in un arco temporale esattamente sovrapponibile alla durata dei fatti bellici: dall’inizio dell’anno scolastico 1940/41 alla fine dell’anno scolastico 1944/45, sono stati in esso riportati assemblando ed armonizzando parole, frasi ed espressioni trascritte nei diari di classe dagli insegnanti di diverse scuole di Napoli che, durante il periodo fascista, erano tenuti a compilare ampi resoconti quotidiani di un vissuto che mai avrebbero immaginato potesse, dopo decenni, essere riletto con occhi stupiti dai loro posteri.